IL VIAGGIO COMINCIA

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21 febbraio 2012, si parte. Ma siamo sicuri? La stagione fredda (un tempo chiamata la “brutta stagione”) non è certo il momento più felice per iniziare un viaggio alpino. Soprattutto in questo nevosissimo inverno del 2012, quando tutto sembra rimanere ancora più immobile del solito e il gelo non concedere scampo. Perché dunque partire ora che gli alti passi sono impraticabili, i sentieri intervallivi e i valichi sommersi dalla neve, e l’unica strada aperta è solo quella del fondovalle? Per una qualche acuta forma di masochismo? Per infantile capriccio? Per insano anticonformismo?

Il motivo in realtà c’è, ben nascosto, ma c’è.

Visto che andiamo cercando il cosiddetto (e va beh, chiamiamolo con l’enfasi che merita) “patrimonio immateriale” delle Alpi, allora non poteva che essere proprio la stagione fredda il momento migliore per partire. È infatti la “brutta stagione” la più ricca di riti, tradizioni, consuetudini, credenze, leggende, favole legate alla paura della montagna. Quando le comunità alpine erano immobilizzate dal gelo, quando i lavori all’aperto venivano inevitabilmente interrotti e il buio avvolgeva le vallate, ci si chiudeva in un spazio limitato e le fantasie prendevano il largo. Come poteva non nascere proprio in quei momenti una parte cospicua della “cultura immateriale”? Ce lo dice molto bene anche la lettura attenta di un semplice calendario liturgico, che per i vecchi alpigiani era una sorta di Codice dell’Ordine. Il calendario – si sa – non si limitava a ricordare i giorni dell’anno, ma attraverso la simbologia legata ai santi, scandiva l’immaginario, i pensieri, il ciclo dell’esistenza in una successione continua di eventi rituali. Era dunque l’inverno, l’inverno gelido e pauroso (e in parte lo è ancora oggi), il tempo di fondamentali riti di passaggio della comunità. Il tempo dell’“immateriale”.

Da dicembre a Pasqua si dispiegava una successione di eventi prestabiliti e sempre uguali: si iniziava con il 6 dicembre (San Nicolò) con la festa dei Krampus (un evento diffuso in gran parte dell’Alto Adige e nelle Alpi friulane), e si proseguiva con la festa di Santa Lucia (il giorno più buio dell’anno, in onore della santa cieca, alla quale nel martirio erano stati cavati gli occhi), poi arrivavano le dodici notti magiche di veglia tra Natale e l’Epifania con la cerimonia della Stella e dei Re Magi, poi il 25 gennaio con il rito apotropaico per difendersi dalle vipere dell’estate successiva (giorno in cui San Paolo pare fosse stato morsicato da un rettile), seguiva il passaggio liberatorio del carnevale (il momento dei valori rovesciati, in cui il debole irride il potente, in un eccesso di piaceri che celebra il finale della stagione buia), seguiva la chiamata di marzo (con i fuochi sulle alture e le feste dei coscritti), e infine giungeva la Settimana Santa che culminava con le processioni di Pasqua, e la celebrazione del ramoscello d’ulivo benedetto piantato nei campo per propiziare il raccolto.

Oggi è il tempo del carnevale, e qui si apre un mondo, un mondo in un mondo “immateriale” che andrebbe esplorato come stiamo facendo in questi giorni. Per chi volesse saperne di più scriva su questo blog. Saremo ben lieti, noi Argonauti – insani (questo un po’ sì) viaggiatori sulle Alpi, di raccontare. Alla prossima.

MARCO ALBINO FERRARI

Posted from Sëlva, Trentino-Alto Adige/Südtirol, Italy.

Written by echiadm

April 3rd, 2012 at 1:38 pm

Posted in News,Viaggio

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