A caccia di radici

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Dopo un paio di decenni di caccia alle radici in giro per le Alpi, il caso ha voluto che di recente tornassi in una valle dove di radici ce ne sono tante e alcune di queste, così sostengono i suoi abitanti, sono molto ben assicurate nel terreno. Il luogo è la Val Gardena, in provincia di Bolzano. Una valle piena di alberghi, piste di sci, sentieri e tracciati per la mountain-bike, dove la fiorentissima industria del turismo ha plasmato il territorio rendendolo una vera isola felice per chi cerca con la massima spensieratezza aria pura, svago, e pendii da salire o scendere nei modi più svariati. In alto troneggiano le pareti di dolomia del Sassopiatto, del Sassolungo e del massiccio del Sella, baricentro esatto del mondo ladino, e in un certo senso anche il punto mediano di tutte le Dolomiti. Ed eccoci, appunto, al mondo ladino che qui ha lunghe e nodose radici ben piantate nel terreno e tra le pietre di dolomia. Un tempo la Ladinia occupava una vasta area che andava ben oltre questa porzione di Alpi, partiva dall’Adriatico e arrivava su fino al Danubio, penetrando le vallate della Svizzera orientale. Ma la storia, come si sa, non è clemente con tutti, e la Ladinia, e dunque il suo idioma, si è notevolmente assottigliata fino a formare tre oasi linguistiche distinte: una nei Grigioni, con 50mila parlanti; un’altra nel Friuli, 700mila; e una qui, nelle valli intorno al Sella, con 30mila persone che si definiscono ladini. Ma non basta: di ladino non c’è n’è solo uno, ma ben quattro versioni: in Val Gardena si discorre correntemente il ghёrdeina, in Val Badia il badiot,  poi l’ampezan, il fodom e il fascian. Qualcuno avrà notato che ho detto “oasi” e non “isola”, e la cosa, per chi va a caccia di radici come me, non è affatto secondaria. La differenza tra “oasi” e “isole” culturali non è una questione puramente terminologica e di lana caprina: come noto, l’oasi è una porzione residua di un ambiente, in origine, florido e più ampio, intorno al quale ha preso il sopravvento un’altra entità territoriale, un’altra cultura e altre radici; l’isola, al contrario, è qualcosa di marginale, unico, appartato, solitario, dunque irrilevante dal punto di vista storico. L’oasi può vantare un passato antico, chi vive sull’oasi è “l’ultimo” di un mondo che tanto tempo prima era prosperoso e grande. E visto che le radici penetrano nel terreno e scendono in profondità  (nelle profondità, come sanno bene gli archeologi, si stratifica il tempo), i “radicati” in un’oasi culturale potranno raccontarvi di un passato mitico e leggendario. Avremo modo di scrivere ancora delle radici ladine in questa avventura degli Argonauti. Ma ci tengo ad avvertire i miei lettori di una cosa: non chiamate mai la Ladinia un’isola culturale. Pensate a un’oasi. I cacciatori di radici imparano presto la differenza.

MARCO ALBINO FERRARI

Written by echiadm

August 12th, 2012 at 7:30 pm

Posted in Viaggio

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