IL VIAGGIO

Il metodo

“Appena entrati un cartello piuttosto grande segnala connection internet. Hanno capito la nuova ossessione dei turisti. Si va a Timbuctu perché è lontana, la si crede isolata e si trova una fila di bianchi che attendono di collegarsi con casa propria”.
 Marco Aime, Timbuctu

“In futuro questi romanzi cederanno il passo ai diari, alle autobiografie: libri avvincenti, se soltanto qualcuno sapesse fare una scelta fra ciò che egli chiama le sue esperienze, e conoscesse il modo veridico di raccontare la realtà”
Ralph Walde, Emerson

Cominciamo dalla parola “esperienza”: quando raccontiamo una esperienza, possiamo raccontare emozioni, sensazioni, azioni personali, descrivendo e suggerendo qualcosa di intimo, semplicemente e unicamente nostro. In questo caso, non ci scosteremo dal genere letterario dell’autobiografia. Se siamo degli autori, potremo arrivare a fare, addirittura, letteratura. Altra questione è l’auto-etnografia: in questo caso, utilizzeremo uno strumento (di osservazione e testuale) con cui raccontare il mondo, attraverso il nostro sguardo e la nostra esperienza. Con l’autoetnografia possiamo trasformare le nostre emozioni in riflessioni e queste in “cultura” etno-antropologica, in “progetto”,in analisi di bisogni e contesti. Il termine (D. Hayano, 1979) indica originariamente lo studio e il racconto che un antropologo fa del contesto culturale di cui fa parte. E’ un paradigma che orienta la ricerca etnografica non più sul “selvaggio” che vive in un mondo alieno rispetto al nostro, ma sulle culture (o sub-culture) “comunitarie” che fanno parte del nostro mondo. E’ una etnografia “impressionista” (Van Maanen). “L’autoetnografia incorpora nel testo etnografico il racconto dell’esperienza del ricercatore stesso, cosicché le note autoetnografiche diventano il campo e lo strumento di interpretazione” (Piccardo, Benozzo). In sostanza, si racconta se stessi raccontando il contesto, e viceversa. In che modo? Con un metodo riflessivo e uno stile narrativo. Riflessivo, perché ciascuno di noi “guarda” e comprende in modo diverso. Il nostro racconto si sviluppa già durante l’esperienza, non successivamente alla raccolta di dati quantitativi. Note, riflessioni, sensazioni, diari, commenti sono già parte del nostro racconto, che potremo integrare, con l’analisi di dati qualitativi (colloqui non strutturati con i soggetti con cui entriamo in relazione) e dei personali riferimenti culturali al contesto. Narrativo, perché potremo utilizzare il registro della inchiesta o del reportage giornalistico e lo stile libero del racconto breve. Dunque con l’autoetnografia raccontiamo il risultato di un lavoro di ricerca sul campo, attraverso la forma narrativa e riflessiva del racconto, includendo impressioni personali, emozioni vissute, l’analisi qualitativa dei dati e dei documenti, le interviste. E’ il diario dell’esperienza etnografica. E può contenere, essendo un testo narrativo, una poetica e una estetica del racconto. Non semplicemente, una etica della ricerca. Utilizzando la metafora visiva, tra autoetnografia e resoconto etnografico passa la stessa distanza che esiste tra il “cinema du réel” e l’antropologia visuale.

Gli Spazi*
I quattro territori italiani presenti nel progetto: Regione autonoma Valle d’Aosta, Regione Piemonte, Regione Lombardia, Provincia autonoma di Bolzano. Nello specifico, i luoghi in cui vivono e operano i testimoni coinvolti.

I Tempi
Il viaggio ha una durata limitata nel tempo (da uno a tre giorni per ciascun luogo e per ciascun Argonauta/scrittore). Lo scrittore si muoverà liberamente nel contesto territoriale e nella dimensione privata dell’incontro con  i testimoni e/o la comunità (nel caso della festa popolare), accompagnato dai giovani antropologi e ricercatori del progetto E.C.H.I. e da due giovani antropologhe (Chiara Piaggio e Nora de Marchi) per il progetto Argonauti.

L’azione: gli incontri con i testimoni
Sono momenti privati, in cui ciascuno scrittore entra in contatto con un o più testimoni del patrimonio immateriale delle Alpi, secondo un elenco iniziale fornito dai Partner territoriali istituzionali del progetto E.C.H.I. Insieme ai testimoni, lo scrittore (accompagnato da un ricercatore E.C.H.I.) potrà incontrare anche personaggi significativi della cultura e dell’arte popolare e tradizionale materiale del territorio in oggetto.