GLI ARGONAUTI

Perché questa parola, scelta per definire un progetto integrato e multidisciplinare? Perché proprio questa parola, oltre ad essere fortemente evocativa, restituisce il senso di un percorso di avvicinamento, di scoperta, di incontro aperto, di racconto. Gli argonauti (Ἀργοναῦται) sono i protagonisti di una delle prime narrazioni mitologiche della nostra cultura. Curiosamente, a capo di quello che è diventato l’archetipo di ogni spedizione, era non un combattente, né uno specialista in navigazione, ma un giovane osservatore, deciso a compiere l’impresa per riconquistare una parte della propria memoria (il trono usurpato del padre). E il senso profondo del lungo viaggio  degli argonauti furono, all’andata come al ritorno, gli incontri e le scoperte che precedettero la conquista del vello d’oro. I nuovi argonauti non vanno a caccia di un trofeo, ma si mettono in ascolto di persone e realtà meno distanti da noi di quello che possiamo immaginare, cercando di guadagnare una possibile lettura di quelli che, per molti osservatori, sono stati per secoli Montes Horribiles o il folklorico Paradiso delle Alpi. Oltre a restituire, com’è nella natura di ogni parola, un senso archetipo a questo progetto, Argonauti nelle Alpi evoca l’atto fondativo dell’etnografia contemporanea, quell’”Argonauti nel Pacifico Occidentale” (Malinowski, 1922) che ha costruito il sentiero aperto dell’osservazione partecipante.

gli ARGONAUTI
Sono quattro narratori italiani della generazione dei trentrenni-quarantenni, con percorsi creativi ed esistenziali diversi, ma tutti con uno sguardo auto-etnografico sulla realtà contemporanea, sulla memoria e sulle storie “marginali”. Due donne e due uomini, che attraverseranno un ponte ideale tra la narrativa e l’etnografia, tra l’esigenza del racconto “esistenziale” e il viaggio di scoperta, tra i ritratti puntuali dei testimoni della cultura immateriale delle Alpi e la riflessione generale sull’urgenza di comprenderne valori e natura. Argonauti nelle Alpi è, in sintesi, un lavoro di traduzione della tradizione, di nuova invenzione della memoria.

Sono,
MICHELA MURGIA, scrittrice “etnografica”,
ENRICO CAMANNI, storico dell’alpinismo, giornalista e scrittore di montagna,
MARCO ALBINO FERRARI fondatore e direttore di Meridiani Montagne, giornalista e scrittore,
ELENA STANCANELLI scrittrice “auto-etnografica” e giornalista.